I dati che le pubbliche amministrazioni e gli organismi di diritto pubblico acquisiscono, organizzano e impiegano nello svolgimento dei loro compiti istituzionali, nonchè le informazioni generate da questi enti, possiedono un valore intrinseco che va oltre l’assolvimento dei compiti istituzionali dell’ente che le detiene.
Consentire e massimizzare l’accesso e il ri-uso della PSI significa stimolare servizi migliori nell’ambito di mercati nuovi e già esistenti, con evidenti benefici economici e reddituali; nonchè contribuire ad un miglioramento delle scelte pubbliche, aprendo a forme più sofisticate di partecipazione del cittadino (e-democracy).
I progetti
LAPSI: Nexa coordina la rete tematica LAPSI dedita all’analisi delle questioni giuridiche relative all’informazione del settore pubblico. Il progetto finanziato dalla Commissione Europea è iniziato il 22 marzo 2010 ed avrà una durata di 30 mesi.
EVPSI: Nexa partecipa con il Dipartimento di Scienze Giuridiche di Torino e la Fondazione Rosselli al progetto di ricerca EVPSI: finanziato dalla Regione Piemonte, questo progetto mira all’analisi del quadro normativo e delle politiche regionali idonee ad uno sfruttamento ottimale dell’informazione del settore pubblico. EVPSI è iniziato nell’ottobre del 2009 ed ha una durata di due anni.
Il tema
L’informazione detenuta dal settore pubblico può essere vista come una grande miniera a cielo aperto che raccoglie vasti giacimenti di informazioni, dati e contenuti. Infatti, nello svolgimento dei loro compiti istituzionali gli enti pubblici o finanziati da risorse pubbliche acquisiscono, organizzano e impiegano informazioni relative al loro campo di azione; altri ne generano attraverso la propria attività. Così le informazioni geografiche sono alla base di cartine e mappe; le cartine geografiche e le mappe, ad es. dell’esercito, possono servire a fornire servizi on-line; ma anche ad indirizzare interventi immediati per contrastare degli incendi boschivi. A loro volta i dati catastali possono servire ad operatori immobiliari ed agli istituti di credito per fare incontrare la domanda e l’offerta di immobili e per proporre soluzioni di finanziamento. I metadati relativi a musei ed archivi locali, come anche le immagini delle opere in essi disponibili, possono stimolare il turismo. I dati meteorologici possono essere utilizzati sia per servizi a valore aggiunto in tempo reale (ad es. messaggi inviati sul cellulare dell’abbonato con previsioni selettive del tempo) sia impiegati nell’ambito del dibattito pubblico, ad es. sul cambiamento ambientale. Quasi tutte queste informazioni hanno un valore intrinseco, che va oltre l’assolvimento dei compiti istituzionali dell’ente che le detiene. Talvolta la singola informazione può non avere di per sé molto valore; tuttavia la raccolta organizzata di queste informazioni può spesso avere un valore aggiunto notevole. Questi dati e banche di dati hanno un valore particolare, che normalmente manca ai dati raccolti dal settore privato: si tratta di dati tendenzialmente completi, raccolti nell’arco di molti anni e di regola sottoposti a verifiche, nonché tendenzialmente “neutrali” o più affidabili in quanto meno soggetti a distorsioni generate da interessi commerciali diretti. Essi possono essere riutilizzati in molte prospettive: nell’ambito di mercati già esistenti e nuovi, per creare servizi a valore aggiunto, con benefici di ordine economico e reddituale; per contribuire ad un miglioramento delle scelte pubbliche, in un quadro di e-governance; per consentire forme più sofisticate di partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche (e-democracy). Vi sono buone ragioni per non lasciarsi sfuggire le opportunità offerte dall’informazione del settore pubblico: non solo perché i cittadini hanno già pagato attraverso il prelievo fiscale per ottenere quello stesso servizio che seleziona, raccoglie o genera il dato; ma anche perché rendere possibili scelte decentralizzate che individuino modi innovativi di utilizzo dei dati del settore pubblico costituisce un incentivo per la creazione o il miglioramento di servizi risultanti dall'elaborazione o aggregazione di questi dati e quindi diventa un obiettivo fondamentale nell’ambito del riuso dell’informazione del settore pubblico. L'informazione del settore pubblico potrebbe in questa visuale essere vista come una piattaforma, le cui applicazioni sono ancora da scrivere: come Internet; o anche come l’iPhone di Apple. In quest’ambito un’analisi comparata permette di osservare che negli Stati Uniti la creazione di servizi a valore aggiunto ha assunto un’importanza macroeconomica di grande rilievo; negli ultimi anni si stanno anche moltiplicando le iniziative di e-government. Diversamente il ruolo dell’informazione del settore pubblico in Europa è molto più ridotto in ragione di alcuni ostacoli inesistenti o attenuati oltreoceano: per esempio in molti Stati membri gli atti delle pubbliche amministrazioni sono coperti da copyright o diritto d’autore; la privacy è molto rigorosa; le divergenze legislative rendono molto più difficile la creazione di una dimensione transfrontaliera dell’accesso e del riuso all’informazione del settore pubblico; etc.. La Direttiva 2003/98/CE è stata adottata al fine di rimuovere alcune fra le barriere che limitano il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico. I 27 Stati membri hanno recepito la Direttiva, ma alcuni l’hanno fatto in maniera discutibile: tra questi l’Italia (v. d. lgs. 24 gennaio 2006, n. 36) nei confronti della quale la Commissione ha avviato una procedura di infrazione il 19 marzo del 2009. Il Senato della Repubblica sta quindi lavorando ad un testo che rimedi agli inconvenienti segnalati. Tre prospettive vanno ancora segnalate. In un’ottica geo-decisionale è fondamentale dar importanza anche alle iniziative regionali: questo perché la dimensione subnazionale può rivelarsi più vicina e quindi più adatta a certe necessità locali. In un’ottica operativa può esser utile studiare l’adattamento e l’applicabilità di iniziative private di successo nate in altri settori in relazione al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico. In un’ottica oggettiva e temporale sembra opportuno valutare l’interazione tra proprietà intellettuale e informazione del settore pubblico anche in vista di un’eventuale estensione dell’ambito applicativo della Direttiva.






