Equità degli algoritmi e democrazia

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DigitCult - Scientific Journal on Digital Cultures, [S.l.], v. 5, n. 2, p. 21-30, may 2021. ISSN 2531-5994.
Antonio Santangelo
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May 2021

Negli ultimi anni, viene dedicata sempre più attenzione al tema dell'equità degli algoritmi (fairness), per il timore che, in un mondo sempre più automatizzato, diversi ambiti della nostra vita vengano gestiti da strumenti informatici che perpetrano ingiustizie. Questo articolo prende in considerazione i criteri che, generalmente, vengono seguiti dai programmatori, per fare in modo di non produrre discriminazioni. Ciò che si evidenzia, però, è che oggi, nei dibattiti sulla fairness algoritmica, le definizioni a proposito di ciò che è giusto e di ciò che non lo è sembrano derivare, per la maggior parte, da una visione tipicamente liberale del concetto di giustizia, incentrata sulla tutela dei diritti individuali e sull’eguale probabilità assegnata a ognuno di vederli rispettati dagli strumenti informatici. È molto più raro imbattersi in definizioni pensate per portare avanti meccanismi di giustizia focalizzati sul tentativo di realizzare perequazioni là dove le differenze iniziali tra le persone – di nascita, censo, eccetera – impediscono loro di godere appieno delle stesse opportunità che sono garantite agli altri. Poiché, come scrive Bobbio (1984), la vita democratica si dispiega in ogni settore della società, non solo nei parlamenti, e poiché ormai gli algoritmi stabiliscono o aiutano a stabilire se possiamo accedere al credito, all'istruzione, a un colloquio di lavoro, eccetera, nelle pagine che seguono si prova a ragionare su che tipo di vita democratica stiamo progettando, sulla base dell'idea di giustizia con cui diamo forma alle infrastrutture informatiche della nostra quotidianità.