Semiotica e realtà virtuale. Il senso di un’esperienza mediale

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Immersi nel futuro. La realtà virtuale, nuova frontiera del cinema e della tv, Palermo University Press, 2020, pp. 191-198
Antonio Santangelo
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January 2020

Il senso delle nuove esperienze mediali è da sempre al centro degli interessi della semiotica. L’idea è che nei linguaggi utilizzati per strutturare le varie forme di testualità a cui esse danno origine, nonché nei codici che regolano ciò che si può e si deve fare al loro interno, sia rinvenibile lo “spirito del tempo”, le più profonde ragioni culturali per cui una società ha deciso di comunicare in quel modo.
Ogni epoca ha i suoi “nuovi media” e la nostra annovera, tra gli altri, i sistemi di VR. Questi si inseriscono in una tendenza pluridecennale del mondo occidentale – se non addirittura plurisecolare, visto che i prodromi sembrano trovarsi già nel Romanticismo – alla massima soggettivazione e personalizzazione dell’esperienza. Ogni medium le persegue con i propri mezzi. La scrittura letteraria servendosi della tecnica del monologo interiore o del flusso di coscienza. Il cinema, dell’inquadratura soggettiva. La televisione con il racconto dei fatti attraverso lo sguardo di chi li ha vissuti o dei loro diversi interpreti. Ma non c’è dubbio che la VR rappresenti oggi uno degli esempi più interessanti di questa tendenza.