Digital Services Act, Borghi: “Bavaglio al web? La censura c’era già ma i rimedi sono inefficaci”

9 Ottobre 2023

Intervista a Maurizio Borghi
(co-direttore del Centro Nexa su Internet e Società)

Per i grandi portali con più di 45 milioni di utenti in Europa, da Google ad Amazon, il Digital Services Act (DSA) è entrato in vigore il 25 agosto: in nome della trasparenza dice ad esempio che i social devono consentire agli utenti di poter decidere se vedere i contenuti in ordine cronologico o se continuare ad affidarsi alle scelte degli algoritmi che si servono di dati personali.

Tra i punti affrontati dal documento ci sono inoltre le nuove linee per la moderazione dei post e per la protezione dei minorenni. L’ideazione del documento è iniziata ai tempi della pandemia, con i conseguenti pericoli di disinformazione, per proseguire poi durante la guerra russa in Ucraina. Il regolamento, considerato alla stregua di una nuova costituzione digitale dell’Ue, sarà effettivo per tutto il web dal 2024.

A cosa serve il DSA e quali effetti potrebbe avere? In questo articolo Maurizio Borghi, co-direttore del Centro Nexa ed esperto di proprietà intellettuale e legge di internet, dà una risposta a questi quesiti.