30 settembre 2026
Sono stati pubblicati i risultati della ricerca sui rischi per utenti vulnerabili e minori sui social network e nei chatbot, realizzata su incarico di Movimento Consumatori nell’ambito del progetto CDCR – Cittadino Digitale Critico e Responsabile e presentata il 24 settembre 2026.
Il Centro Nexa ha contribuito alla seconda parte dello studio, dedicata a Interazioni tra minori e chatbot generalisti: una valutazione sistematica delle risposte a vulnerabilità e comportamenti a rischio. Lo studio è stato condotto da Giacomo Conti, con la collaborazione di Beatrice Balzola, e la supervisione scientifica di Maurizio Borghi, Alessandra Quarta e Alessandro Zennaro (Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino)
Attraverso conversazioni simulate, l’indagine ha esaminato le risposte di ChatGPT, Claude, DeepSeek, Gemini e Grok a situazioni di vulnerabilità e rischio (autolesionismo, disturbi alimentari, bullismo, e comportamenti illeciti) con un successivo aggiornamento su ChatGPT e Claude e un approfondimento sui personaggi virtuali di Character.AI.
I risultati mostrano che i chatbot adottano salvaguardie efficaci quando il minore manifesta in modo inequivocabile un comportamento a rischio, ma si rivelano inadatti a individuare segnali impliciti di pericolo, mostrando anzi una tendenza ad assecondare le richieste di segretezza o esclusività avanzate dal minore e a marginalizzare o posticipare il coinvolgimento degli adulti. Pertanto, le criticità più rilevanti non riguardano l’induzione diretta di comportamenti a rischio, bensì omissioni più insidiose come il ritardo nel riconoscimento del rischio e una spiccata tendenza a generare con il minore un contesto pseudo-relazionale esclusivo, caratterizzato da tratti pseudo-umani e pseudo-affettivi. Sorprendentemente, nessuno dei modelli interrompe la conversazione se l’utente dichiara di avere meno di 14 anni, né si assicura di avere il consenso di un adulto prima di procedere.
Poiché i chatbot presentano criticità su più livelli, lo studio conclude che non è sufficiente valutarli basandosi unicamente sulla presenza o assenza di contenuti palesemente rischiosi per il minore; è invece necessaria una considerazione più ampia che consideri in modo articolato l’intera dinamica pseudo-relazionale che si instaura tra chatbot e minore.
